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dicono di noi (giornali riviste lettere)
Aprile 2002 Non è una storia mia. Non è una storia mia, ma credo che ciò che sta accadendo al mio paese abbia una doppia valenza di valore culturale ed umanitario che meriti di essere sottolineata, incoraggiata e portata ad esempio. Sono spettatore di passione, lavoro, costi sostenuti per far crescere l'amore per il teatro a scopo poi di beneficenza. Sono alcuni miei concittadini che con passione per il teatro lavorano e studiano mesi per montare spettacoli (E. De Filippo) coinvolgendo e così avvicinando al teatro molti giovani; siamo in un paesino dell'Emilia a tradizione agricola ed artigiana ad alta concentrazione di discoteche ed il teatro, per i più, è solo un luogo per "vecchi parrucconi" e ci vuole tanta energia per far nascere nei ragazzi una scintilla d'interesse verso questa forma di cultura. Io insegno a scuola e conosco questa fatica. I risultati, qualitativamente parlando, sono sorprendenti. Ed allora il postino diventa Ferdinando Guagliolo, proprietario del banco lotto in "NON TI PAGO". La commessa di intimo fa rivivere il mercato nero di Amalia in "NAPOLI MILIONARIA". Il garzone del meccanico diventa il nipote in "I NIPOTI DEL SINDACO"; (E. Scarpetta) e Lucariello Cupiello si ammala nel suo triste Natale a casa col viso del macellaio. E la bibliotecaria impiega mesi per dipingere le scene mentre la moglie del gestore della ferramenta cuce ad uno ad uno tutti i costumi. Tutto il devoluto degli spettacoli dal 1997 (anno di nascita della compagnia) è stato destinato in beneficenza. Alle genti che hanno subito il terremoto a Sellano in Umbria, dove e stata anche rappresentata una commedia. A Micheal colpito da grave malattia allo stomaco deceduto poi in Belgio. All'ospedale di Modena (associazione ASEOP) per la cura di una bimba di Messina. Ai bambini del SAHARAWI, alle associazioni ASEOP e ADMO e quest'anno per le adozioni a distanza. Perché vi scrivo? L'associazione vive l'immensa fatica dell'organizzazione degli spettacoli. Oltre al duro lavoro di coinvolgimento degli "attori", di regia e studio del testo. Ci sono le spese di noleggio dei teatri, di SIAE, di pubblicità e la più grossa fetta del ricavato invece che in beneficenza se ne va in questo modo. F arse una segnalazione televisiva di quest'esperienza può stimolare altri gruppi a fare cose analoghe, aprire qualche porta in più per occasione di spettacoli, e perché no, gratificare il lavoro con un riconoscimento dal palco più prestigioso d'Italia, di tanta gente semplice che usa il proprio tempo e le proprie energie del dopo lavoro, per gli altri. La compagnia si chiama Fratelli d'ItaGlia.
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