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Trama
La
famiglia Ruoppolo, protagonista della commedia, versa in una povertà
assoluta ed è formata da: padre, madre e figlio, anzi figliastro. In
effetti questi tre soggetti sono stati "...provati da ogni sventura,
sottoposti alla più completa indigenza" e cercano di sopravvivere
come meglio possono. Il figliastro Erricuccio, tra l'altro, soffre di
epilessia e provoca ulteriore dispiacere ai coniugi Ruoppolo, che lo hanno
adottato. All'improvviso si catapulta sulla famigliola un insieme di
fortuna a catena: l'avvocato, che dà lavoro, come scrivano, al
protagonista Giovanni, gli dà un aumento, e gli propone un affare di
parecchi soldi in cambio del riconoscimento come padre di un suo cliente;
un notaio che porta ad Erricuccio la notizia del decesso, in America, del
fratello di Giovanni con relativa eredità composta da svariati contanti,
"più una villa a Capri, oro, perle e brillanti"!
Naturalmente,
la fortuna "deve sempre costare qualche cosa"! E, infatti, ecco
complicarsi la storia con una serie di avvenimenti funesti: Erricuccio
perde la parola in seguito alle minacce di un marito "cornuto"
che insegue l'amante della moglie; Giovanni scopre l'illegalità del
riconoscimento di un figlio falso che gli costerebbe cinque anni di
carcere; il testamento ha una clausola (come al solito!) che impedisce a
Giovanni di ereditare qualora avesse figli. In questo caso tutto il
malloppo passerebbe nelle mani dell'odioso "barone", che
Giovanni ha riconosciuto come figlio legittimo.
Ecco che interviene di nuovo la fortuna (facendo ritornar la parola ad
Erricuccio), ma soprattutto l'intelligenza del protagonista, che decide di
sacrificare cinque anni di libertà pur di ottenere l'eredità agognata e
si denuncia per falso in atto pubblico.
Finale commovente, con
il gesto inaspettato di un ragazzo insano di mente come Erricuccio, che
rinuncia al suo amato pupazzo, affinché esso faccia compagnia in galera
al patrigno, anzi, al padreCommento
Questa commedia è uno dei
classici del teatro napoletano, che si rifà alla commedia dell'arte ed
alla farsa con il semplice intento di divertire e emozionare. È stata
scritta a quattro mani da Eduardo de Filippo e da Armando Curcio e venne
rappresentata la prima volta a Torino nel 1942, dove ebbe un successo
notevole. Segna il momento di maggior collaborazione tra i due autori e,
al tempo stesso, quasi la fine di questo rapporto per via di uno strascico
di una vertenza legale. Armando Curcio (1900-1957) è forse più noto come
fondatore dell’omonima casa editrice, ma dobbiamo ricordare che è stato
anche un autore teatrale apprezzato al suo tempo. Ha collaborato con
diversi autori ed attori teatrali e, tra gli altri, con i fratelli De
Filippo. Eduardo de Filippo (1900-1984) è uno dei maggiori commediografi
italiani del secolo scorso, la cui produzione e le cui abilità di attore
sono note e riconosciute. Nelle commedie per le quali i due autori hanno
collaborato, la comicità nasce dall'ambiente e dalla situazione scenica
dei personaggi. È una comicità che si trova dappertutto, anche tra il
dolore e le lacrime, dipingendo situazioni grottesche, apparentemente non
molto reali. Allo sforzo di divertire il suo pubblico, gli autori abbinano
sempre una morale, un contenuto che porta lo spettatore a riflettere su
qualche aspetto della vita dell’uomo, evidenziandone le condizioni di
bisogno morale, materiale o di giustizia. Il protagonista de “La fortuna
con l’effe maiuscola” è un uomo che, sebbene colpito e amareggiato
dalla vita, non rinuncia alla lotta per affermare la propria
sopravvivenza. Cerca di salvare la propria dignità, e per questo ricorre
agli sberleffi e le risa, mascherando, soltanto in apparenza, il volto
tragico della vita di chi è povero e, a volte per questo stato,
maltrattato dalla sfortuna.
Questa commedia parla della
povertà, della fatica di tirare avanti, ed il nostro protagonista è
talmente povero, che vive sempre col desiderio di fare soldi; è l’unico
suo pensiero, come se la fortuna di avere soldi potesse togliere ogni
problema. Finisce così per mettersi nei guai: e, pur di racimolare soldi
firma carte false. Alla fine arriveranno anche i soldi, ma sarà la
conquista dell’affetto della famiglia e del figlio adottato e disabile,
la vera fortuna... la fortuna con la effe maiuscola.
Tra le rappresentazioni, di
maggior successo della commedia, bisogna ricordare quella interpretata dai
fratelli Carlo e Aldo Giuffrè che nella Stagione Teatrale 1983/84 ha
ottenuto diversi premi ed è stata replicata nel 1994/95.
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