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Spettacolo: I nipoti del Sindaco (E. De
Filippo)
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LA
COMMEDIA
Don
Ciccio Sciosciammocca, sindaco di Pozzano, ha due nipoti Felice e Silvia
che non ha mai visto; decide tuttavia, di donare la propria eredità a
Felice, ritenendo Silvia non degna, perché troppo simile alla madre per
la quale egli non aveva simpatia. Felice, mentre sta per raggiungere lo
zio, bacia e compromette Nannina ed è costretto a nascondersi per non
incorrere nelle ire del fratello della ragazza.
Manda,
quindi, un biglietto allo zio avvertendolo che ha dovuto ritardare la
partenza, ma questo è intercettato da Silvia che è scappata dal collegio
perché vuole sposare Achille. Essendo venuta a conoscenza delle idee
dello zio, si traveste da uomo e gli si presenta spacciandosi per suo
fratello Felice, cui non rimane che presentarsi allo zio nelle vesti di
sua sorella per sfuggire alle ire del fratello di Nannina.
Fra
infinite peripezie, direttrici severissime e domestici compiacenti, il
Sindaco si trova a dover dipanare una matassa complicata, fitta di bugie.
Con arguzia e generosità don Ciccio scopre la verità, abbandona i
pregiudizi… per dar
compimento al lieto fine.
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LA
CRITICA
La commedia, con la sua semplicità paesana
che contribuisce a renderla più fluida ed organica, utilizza e sviluppa
efficacemente (se non credibilmente), il ricorso al travestimento ed al
successivo riconoscimento. Nel dipanarsi della storia e degli eventi egli
riconosce e corregge atteggiamenti ingiusti, causati da pregiudizi ed
apparenze, restituendo giusto valore e significato alle persone ed ai
sentimenti, solo dopo averli effettivamente conosciuti e provati.
La bonomia di don Ciccio, l'astuzia
ridanciana dei nipoti intriganti ed il clima agreste partenopeo, ci
riportano felicemente indietro nel tempo e ci offrono l'occasione di
vivere due ore di serenità e di semplicità farsesca nella Napoli di una
volta.
Don
Felice Sciosciammocca ha
scarpe esageratamente grandi, tubino stretto e alto, giacchetto
striminzito, bastoncino di bambù; dalla descrizione sembrerebbe quasi un
antenato di Charlot. Analizzando, infatti, i primi films di Sir Spencer
Chaplin (in arte Charlot), diretti da lui stesso (Charlot pazzo per
amore, Charlot e la sonnambula, Charlot e il manichino, Gas esilarante,
Dietro le quinte e Charlot pittore), tutti del 1914, si nota che,
proprio sull' esempio della maschera italiana, ogni personaggio secondario
ruota attorno a Charlot, così come attorno a Felice Sciosciammocca
ruotano tutti i personaggi della sua commedia. Questo denota l'importanza
di Scarpetta, un minore del teatro italiano, che influenza, sotto alcuni
aspetti, un grande della comicità mondiale: Charles Spencer Chaplin.
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